Gli incendi non stanno devastando solo l’Amazzonia, anche l’Africa. Ma non per le stesse ragioni.

Le immagini satellitari mostrano che anche in Africa, come in Amazzonia, le foreste bruciano. Le cause sono tuttavia diverse.

L’Amazzonia non è la sola a bruciare. Una serie di immagini circolano infatti su internet, a partire da una mappa satellitare della Nasa, che mostra come l’intera fascia centrale dell’Africa sia colpita da una miriade di incendi. Dall’oceano Atlantico a quello Indiano, l’intera porzione centrale del continente è in fiamme, al livello del Gabon e dell’Angola.

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Ogni giorno nell’Adriatico finiscono 11 tonnellate di microplastiche

Il report “Un Po di plastica” è la prima ricerca a concentrarsi sulle microplastiche nel Po, che ogni ora riversa in mare la quantità di rifiuti prodotta in un anno da un italiano.

Il Po riversa in mare 11 tonnellate di microplastiche al giorno, che significa 465 chilogrammi all’ora: l’equivalente di quanti rifiuti vengono prodotti da un cittadino italiano in un anno. A rivelarlo è la ricerca “Un Po di plastica”, condotta da Aica(Associazione internazionale per la comunicazione ambientale) in collaborazione con Erica soc. coop. e lo European research institute (Eri) di Torino, che insieme hanno campionato il fiume più lungo d’Italia alla ricerca di frammenti di plastica.

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Ad Utrecht (Olanda) 316 BUS stops sono stati trasformati in BEE stops.

La municipalità di Utrecht ha installato tetti verdi sulle fermate degli autobus per attirare le api. I piccoli giardini inoltre filtrano gli inquinanti e riducono il calore estivo.

Città più verdi per città più sane. Devono aver pensato così gli amministratori locali di Utrecht, cittadina di circa 1,2 milioni di abitanti nei Paesi Bassi. Da giugno infatti le 316 fermate degli autobus della città sono state trasformate in giardini fioriti. I tetti delle pensiline ospitano delle piccole aiuole pensili, utili per attirare gli insetti impollinatori come le api, ma anche per ridurre l’effetto isola di calore – quindi diminuire le temperature estive – e filtrare parte degli inquinanti atmosferici.

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È ufficiale: lo stop alla plastica monouso in tutti i Paesi UE, a partire dal 2021, è finalmente realtà

L’Europarlamento ha definitivamente approvato la direttiva proposta dalla Commissione europea che prevede entro il 2021 lo stop alla produzione e alla commercializzazione dei dieci prodotti di plastica monouso che più inquinano i nostri mari e le nostre spiagge.

Non ci sono più dubbi né attese: comincia pure a dire addio alle cannucce nel drink, alle forchette e ai piattini che ti porti dietro ai pic nic. A partire dal 2021, infatti, questi e altri oggetti di uso comune, che da sempre siamo abituati a trovare e acquistare a poco prezzo in tutti i supermercati, saranno tassativamente banditi in tutti i Paesi membri dell’Unione europea.

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Giornata mondiale del rifugiato 2019

Non sorprende se i paesi più poveri sono quelli che accolgono più rifugiati al mondo. Una panoramica dell’ong Azione contro la fame ci ricorda i numeri della più grande crisi umanitaria a cui stiamo assistendo.

La Giornata mondiale del rifugiato, che si celebra il 19 giugno, è un’occasione per sottolineare che il fenomeno migratorio dovuto a guerre e conflitti è in aumento. Nel 2017, il numero di rifugiati e sfollati nel mondo ha raggiunto i 66 milioni di persone. Una delle conseguenze principali di questo fenomeno è stato l’aumento del numero di persone che soffrono la fame, tornato a crescere per la prima volta dopo più di un decennio.

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Il 12 giugno è la Giornata mondiale contro il lavoro minorile

La Giornata è nata per contrastare il lavoro minorile, fenomeno che, in alcuni dei paesi più poveri del mondo, affligge un bambino su quattro.

Privare un bambino della sua infanzia, rischiando di compromettere irrimediabilmente il suo futuro, è tra le crudeltà più grandi che si possano commettere. Il fenomeno del lavoro minorile però è ben lontano dall’essere sconfitto, in tutto il mondo sono infatti almeno 218 milioni i bambini e gli adolescenti costretti a lavorare, spesso svolgendo lavori pericolosi.

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Un’isola di plastica nel mar Tirreno

Nel Tirreno, tra la Corsica e l’Elba c’è una nuova isola, ma è di plastica: una striscia di rifiuti trasportata dalle correnti. Bicchieri, cannucce, cotton fioc che si trasformano in armi letali per la biodiversità.

Migliaia e migliaia di plastiche e microplastiche a due passi da noi, zuppe di rifiuti che attanagliano zone vicine all’isola dell’Elba e alla Corsica.

Rifiuti che avvelenano i nostri mari e uccidono pesci e tartarughe, esattamente come succede nella Great Pacific Garbage Patch, l’isola del Pacifico completamente piena di spazzatura. Ma a quanto pare l’inquinamento marino è più vicino di quanto pensiamo, a dirlo è Francois Galgani, responsabile dell’Institut français de recherche pour l’exploitation de la mer (Ifremer) di Bastia, che parla di una vera e propria striscia di rifiuti che ciclicamente viene trasportata dalle correnti ed è frutto dell’inciviltà e del non corretto smaltimento rifiuti.

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In Toscana non vedremo più plastica monouso sulle spiagge

Entro l’estate la Regione firmerà, d’accordo con gli stabilimenti balneari, un’ordinanza che vieterà la distribuzione sulle spiagge di piatti, bicchieri, posate e cannucce di plastica, da sostituire con alternative in materiali biodegradabili o compostabili. Il mancato rispetto della norma comporterà delle sanzioni, l’importo delle quali non è ancora stato fissato.

900 stabilimenti toscani si uniscono così a quelli pugliesi, alle isole di Lampedusa e Linosa nella lotta per un mare libero dai rifiuti. Rimangono da abolire le bottigliette di plastica: “Per ora c’è una sola azienda in Italia a produrle in materiale ecologico”, spiega l’assessore all’Ambiente della Toscana, Vittorio Bugli. “Confidiamo che la situazione possa cambiare entro il 2020”.

Quali sono costi e benefici della tecnologia 5G?

Una nuova tecnologia che cambierà le nostre vite è in arrivo: si chiama 5G. Ma prima di essere “inondati”, è meglio capire seriamente se ci possono essere rischi per la nostra salute e quella dell’ambiente.

Le compagnie di telecomunicazioni di tutto il mondo sono in procinto di implementare la rete wireless di quinta generazione (5G) entro i prossimi due anni. Questa innovazione è destinata a rappresentare su scala globale un cambiamento sociale senza precedenti. Avremo case “intelligenti”, imprese “intelligenti”, autostrade “intelligenti”, città “intelligenti” e auto “intelligenti” a guida autonoma. Praticamente tutto ciò che possediamo o acquistiamo, dai frigoriferi alle lavatrici, dal riscaldamento all’aria condizionata, dai cartoni per il latte alle spazzole per i capelli; dai giocattoli ai pannolini per bambini, conterrà antenne e microchip e sarà connesso, in modalità wireless, a internet. Ogni persona sulla Terra avrà accesso immediato alle comunicazioni wireless ad altissima velocità e a bassa latenza da qualsiasi punto del pianeta, anche nelle foreste pluviali, nel mezzo dell’oceano e nell’Antartico. Ma noi cittadini abbiamo davvero bisogno di questa rivoluzione tecnologica?Ciò che non è sufficientemente conosciuto è il fatto che l’innovazione 5G comporterà anche cambiamenti ambientali su scala globale senza precedenti. Al momento attuale è impossibile prevedere quale sarà la densità delle installazioni che verranno richieste per i trasmettitori di radiofrequenze di tipo millimetrico, con lunghezze d’onda simili a quelle attuali ma a frequenze più elevate, per ora mai studiate. Secondo le stime si prevede che oltre a milioni di nuove stazioni radiobase 5G sul pianeta Terra, 20mila nuovi satelliti nello spazio, 200 miliardi di oggetti trasmittenti, faranno parte dell’internet delle cose” (in inglese internet of things, Iot) entro il 2020, e un trilione di oggetti di vario tipo verranno connessi a internet solo pochi anni dopo.

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Biodiversity offsetting: la compensazione impossibile che distrugge lo stesso la Terra

Si può distruggere impunemente una porzione di foresta in Namibia per sfruttare i giacimenti di uranio presenti nel sottosuolo boschivo? Oppure sventrare alcune montagne della Transilvania per dare vita alla miniera d’oro a cielo aperto più grande d’ Europa? Secondo la teoria del biodiversity offsetting, tutto ciò è non solo ipoteticamente possibile, ma perfettamente ammissibile e assolutamente legittimo, a condizione di “compensare” il danno ambientale ricreando un ecosistema con le stesse caratteristiche e la stessa diversità biologica in un altro punto del globo. Proprio così. Avete letto bene.

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Cos’è il land grabbing e come è stato usato in Madagascar

Il land grabbing è un fenomeno economico impetuoso, esploso nel 2008, che ha dato vita a un flusso di investimenti e di capitali – soprattutto provenienti da paesi sviluppati o emergenti – finalizzato all’accaparramento di terreni agricoli nelle regioni del sud del mondo. L’obiettivo di queste acquisizioni massicce, soprattutto in Africa, Asia e America Latina, è l’acquisizione di terreni per lo sviluppo di monocolture. Gli autori, i mandanti possono essere i governi di altri stati, i consigli di amministrazione di grandi aziende o investitori privati. Per molti si tratta di una minaccia alla sovranità dei paesi in via di sviluppo e alla sopravvivenza delle comunità locali che da secoli vi abitano. Non è un caso, dunque, se il land grabbing è stato definito una nuova forma di colonialismo, secondo alcuni esperti.

La nuova spartizione dell’Africa e il ruolo della Banca Mondiale

Sette anni fa la Banca Mondiale, l’istituto internazionale nato per distribuire aiuti economici agli stati in difficoltà, ha adottato una politica agricola basata sul libero scambio che ha tolto qualsiasi limite all’acquisto di terre appartenenti ai paesi del sud del mondo.

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Il nostro clima – Un effetto a sorpresa

“Paradossalmente l’umanità è riuscita finora, almeno in parte, a contenere il cambiamento climatico grazie all’inquinamento atmosferico”, scrive Bjørn Hallvard Samset del Center for international climate research di Oslo, sulla rivista Science. Il riscaldamento globale è infatti influenzato da due fattori. Da un lato l’alta concentrazione di gas a effetto serra, dovuta all’uso dei combustibili fossili, intrappola il calore e fa aumentare le temperature medie globali. Dall’altro l’emissione di particelle di aerosol atmosferico, che costituiscono una parte consistente dell’inquinamento, agisce come uno schermo verso la luce solare e causa quindi un raffreddamento. L’effetto netto dei due fattori è stato un riscaldamento globale di circa un grado centigrado dal 1880 a oggi. È però difficile stabilire esattamente quale contributo abbiano avuto separatamente i gas a effetto serra e le particelle inquinanti, anche perché l’inquinamento atmosferico tende ad avere effetti locali. Sappiamo che per combattere il cambiamento climatico bisogna ridurre le emissioni di gas serra attraverso l’eliminazione graduale dei combustibili fossili, che avrebbe anche effetti positivi sulla salute delle persone che vivono nelle zone più inquinate. Ma allo stesso tempo il superamento del carbone e del petrolio potrebbe anche ridurre la portata del raffreddamento atmosferico, rendendo più difficile aggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi.

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