Quali sono costi e benefici della tecnologia 5G?

Una nuova tecnologia che cambierà le nostre vite è in arrivo: si chiama 5G. Ma prima di essere “inondati”, è meglio capire seriamente se ci possono essere rischi per la nostra salute e quella dell’ambiente.

Le compagnie di telecomunicazioni di tutto il mondo sono in procinto di implementare la rete wireless di quinta generazione (5G) entro i prossimi due anni. Questa innovazione è destinata a rappresentare su scala globale un cambiamento sociale senza precedenti. Avremo case “intelligenti”, imprese “intelligenti”, autostrade “intelligenti”, città “intelligenti” e auto “intelligenti” a guida autonoma. Praticamente tutto ciò che possediamo o acquistiamo, dai frigoriferi alle lavatrici, dal riscaldamento all’aria condizionata, dai cartoni per il latte alle spazzole per i capelli; dai giocattoli ai pannolini per bambini, conterrà antenne e microchip e sarà connesso, in modalità wireless, a internet. Ogni persona sulla Terra avrà accesso immediato alle comunicazioni wireless ad altissima velocità e a bassa latenza da qualsiasi punto del pianeta, anche nelle foreste pluviali, nel mezzo dell’oceano e nell’Antartico. Ma noi cittadini abbiamo davvero bisogno di questa rivoluzione tecnologica?Ciò che non è sufficientemente conosciuto è il fatto che l’innovazione 5G comporterà anche cambiamenti ambientali su scala globale senza precedenti. Al momento attuale è impossibile prevedere quale sarà la densità delle installazioni che verranno richieste per i trasmettitori di radiofrequenze di tipo millimetrico, con lunghezze d’onda simili a quelle attuali ma a frequenze più elevate, per ora mai studiate. Secondo le stime si prevede che oltre a milioni di nuove stazioni radiobase 5G sul pianeta Terra, 20mila nuovi satelliti nello spazio, 200 miliardi di oggetti trasmittenti, faranno parte dell’internet delle cose” (in inglese internet of things, Iot) entro il 2020, e un trilione di oggetti di vario tipo verranno connessi a internet solo pochi anni dopo.

Ogni persona sulla Terra avrà accesso immediato alle comunicazioni wireless ad altissima velocità e a bassa latenza da qualsiasi punto del Pianeta, anche nelle foreste pluviali, nel mezzo dell’oceano e nell’Antartico © Mickey O’Neill/Unsplash

 

A metà del 2018, il 5G commerciale a frequenze più basse e velocità più basse è stato utilizzato in Qatar, Finlandia ed Estonia. La distribuzione del 5G a frequenze estremamente elevate (onde millimetriche) è prevista per la fine del 2018. In Italia cinque città stanno sperimentando il 5G. Città “pilota 5G” sono Milano, Prato, Bari, Matera e L’Aquila, e forse qualcuno che vive a Roma o Torino vedrà servizi sperimentali basati sul 5G già nel 2020. Tutti gli altri dovranno aspettare l’avvio del servizio delle reti degli operatori che si stanno aggiudicando le frequenze a gara proprio in questi giorni. Dunque, a partire dal 2020 e, dal 2022 in poi in pieno sviluppo, tutta l’Italia sarà coperta dal servizio.

Nonostante il diffuso negazionismo, l’evidenza che le radiazioni a radiofrequenza (Rfr) siano dannose per gli organismi viventi è chiara. È stata acquisita l’evidenza clinica attraverso studi epidemiologici; recenti prove sperimentali hanno dimostrato la correlazione fra Rfr e alcuni rari tipi di tumore delle cellule del sistema nervoso negli animali di laboratorio, sono stati evidenziati danni al dna, a cellule e sistemi di organi in un’ampia varietà di piante e animali; tutti i dati sono stati pubblicati su importanti riviste peer-reviewed in più di 10mila articoli.

Se i piani del settore delle telecomunicazioni per il 5G si realizzeranno, nessuna persona, nessun animale, nessun uccello, nessun insetto e nessuna pianta sulla Terra sarà in grado di evitare l’esposizione, 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno, a livelli di radiazione a Rfr decine o centinaia di volte maggiori di quelli esistenti oggi, senza alcuna possibilità di fuga in nessun luogo sul pianeta. Questi piani per il 5G minacciano di provocare effetti gravi e irreversibili sugli esseri umani e danni permanenti a tutti gli ecosistemi della Terra. E sarà quasi impossibile tornare indietro.

Se i piani per il 5G si realizzeranno, nessuna persona, animale,uccello, insetto o pianta sulla Terra sarà in grado di evitare l’esposizione, 24 ore al giorno 365 giorni all’anno, senza alcuna possibilità di fuga in nessun luogo sul Pianeta © Nasa/Unsplash

 

Per tutte queste ragioni risulta determinante l’interazione fra gli scienziati, l’industria delle telecomunicazioni e gli amministratori, i cosiddetti policy maker, per governare insieme un progetto planetario, che espone miliardi di persone e che potrebbe costituire un enorme problema di salute pubblica.

Saremo sempre più esposti involontariamente

Sicuramente uno dei primi problemi da affrontare in termini di salute (fisica, psicologica e sociale) è quello dell’uso corretto del telefono cellulare, che va sempre tenuto lontano dal corpo, almeno 5-10 centimetri. È il consumatore il protagonista della richiesta di apparecchi che adottino misure di cautela, ed egli stesso decide come usare il telefono e quale modello acquistare. Quindi può indirizzare proprio con le sue preferenze i costruttori a commercializzare telefoni dotati di misure che evitino esposizioni pericolose.

Uno dei primi problemi da affrontare in termini di salute è l’uso corretto del telefono cellulare, che va sempre tenuto lontano dal corpo, almeno 5-10 centimetri © Jens Johnsson/Unsplash

 

Molte campagne di informazione, soprattutto nelle scuole, favoriscono un uso più consapevole del telefonino, mettendo in evidenza tutte le cattive abitudini che comportano rischi. Per esempio, l’uso dell’auricolare a cavo protegge l’utilizzatore in maniera decisiva. Ma con il 5G affrontiamo un problema diverso, cioè quello delle radiazioni a frequenze ancora poco studiate (onde millimetriche), ma verosimilmente sospette di creare gli stessi problemi delle frequenze oggi utilizzate, e in più del tutto involontarie, alle quali, anche volendo, non abbiamo nessuna possibilità di sfuggire. Questa situazione, che riguarderà tutto il globo, richiama la responsabilità dei governi che agevolano la messa in atto di questa nuova generazione delle telecomunicazioni senza alcun approccio critico, sia sanitario che sociale, riducendo il problema ad una questione di aggiudicazione delle frequenze da parte delle compagnie, con introiti per i governi molto rilevanti.

Esposizione 5G a terra

Per trasmettere l’enorme quantità di dati richiesti per l’internet delle cose, la tecnologia 5G, quando completamente implementata, utilizzerà onde millimetriche, che vengono trasmesse con maggiore difficoltà attraverso il materiale solido rispetto alle frequenze attuali. Questa caratteristica richiederà ad ogni gestore di installare stazioni radiobase ogni 100 metri, in ogni area urbana del mondo ed ovunque vi sia una richiesta di attivare l’internet delle Cose. A differenza delle precedenti generazioni di tecnologia wireless, in cui una singola antenna si diffonde su una vasta area, le stazioni radiobase 5G ed i dispositivi 5G avranno più antenne disposte in “array a fasi” che lavoreranno insieme per emettere fasci focalizzati e orientabili.

Per trasmettere l’enorme quantità di dati richiesti per l’internet delle cose, la tecnologia 5G utilizzerà onde millimetriche © Quentin Kemmel/Unsplash

 

Ogni telefono 5G conterrà decine di minuscole antenne, tutte funzionanti insieme per tracciare e puntare un fascio focalizzato sulla torre più vicina. La Federal communications commission (Fcc) degli Stati Uniti ha adottato regole che consentono alla potenza effettiva di tali fasci di essere pari a 20 watt, dieci volte più potenti dei livelli consentiti per i telefoni attuali. Ciascuna stazione radiobase 5G conterrà centinaia o migliaia di antenne che puntano più raggi laser-simili a tutti i telefoni cellulari e dispositivi utente nell’area di servizio. Questa tecnologia è chiamata Multiple input, multiple output o Mimo. Le regole Fcc consentono che la potenza irradiata effettiva dei fasci di una stazione base 5G sia pari a 30mila watt per 100 MHz di spettro equivalenti a 300.mila watt per GHz di spettro, da decine a centinaia di volte più potente dei livelli consentiti per le attuali stazioni radiobase.

Esposizione 5G nello spazio

Le compagnie telefoniche stanno proponendo di fornire 5G dallo spazio, utilizzando un totale di 20mila satelliti della Terra in orbita bassa e media, che copriranno la superficie della Terra con fasci potenti, focalizzati e orientabili. Ogni satellite emetterà onde millimetriche con una potenza effettiva irradiata di fino a 5 milioni di watt da migliaia di antenne disposte in un “array” a fasi. Sebbene l’energia che raggiunge il suolo dai satelliti sarà inferiore a quella delle antenne a terra, irradierà le aree della Terra non raggiunte dai trasmettitori e sarà aggiuntiva alle trasmissioni 5G per i miliardi di oggetti Iot a terra. Inoltre, i satelliti saranno localizzati nella magnetosfera terrestre, che esercita un’influenza significativa sulle proprietà elettriche dell’atmosfera. L’alterazione dell’ambiente elettromagnetico della Terra può essere una minaccia alla vita ancora più grande della irradiazione delle antenne a terra.

Il pericolo del 5G per gli esseri viventi e l’ambiente è già stato provato © Donald Giannatti/Unsplash

 

Il pericolo per gli esseri viventi e l’ambiente esiste

L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell’Oms ha concluso nel 2011 che le radiazioni Rfr da 30 kHz a 300 GHz sono possibili cancerogeni per l’uomo (Gruppo 2B). Dal 2011 a oggi, numerosi studi epidemiologici e in particolare due mega-studi su animali da laboratorio, ratti e topi, sono stati eseguiti e i risultati recentemente pubblicati. È molto importante poi sottolineare il fatto che studi epidemiologici (cioè studi sulla popolazione) hanno trovato lo stesso tipo di tumori delle cellule di Schwann e del cervello nei forti utilizzatori di telefoni cellulari (da più di 10 anni almeno tre ore al giorno).

In un recente studio condotto da Philips et al. nel Regno Unito, è stato evidenziato un aumento del glioblastoma multiforme, tumore maligno del cervello, che ha colpito soprattutto la zona temporale e frontale. L’autore ha dichiarato: “Non c’è alcuna ragione per ritenere che il miglioramento dei mezzi diagnostici abbia riguardato (come qualcuno ha commentato, ndr) una sola parte del cervello e non un’altra. Dopo tutto sappiamo che il lobo frontale e temporale sono quelli maggiormente esposti quando il telefono viene tenuto vicino all’orecchio”. Una ulteriore conferma si è avuta dallo studio su ratti sia dell’Istituto Ramazzini di Bologna che del National toxicology programdell’Niehs americano, dove sono stati osservati gli stessi tipi di tumore evidenziati nell’uomo, cioè tumori del cervello e dei nervi periferici. Nell’ultimo resoconto, pubblicato il primo novembre scorso dall’Ntp, sono riportati aumenti anche di altri tipi di tumore. Entrambi gli studi sono iniziati più di dieci anni fa.

L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell’Oms ha concluso nel 2011 che le radiazioni Rfr da 30 kHz a 300 GHz sono possibili cancerogeni per l’uomo © Ken Terloar/Unsplash

 

Quello dell’Istituto Ramazzini è rappresentativo delle esposizioni a radiofrequenze (Rfr) di 1.8 GHz, identiche a quelle che vengono emesse dalle tante antenne della telefonia mobile che troviamo in Italia e in Europa (campo lontano). Contemporaneamente anche il laboratorio americano del National toxicology program (Ntp) ha eseguito uno studio simile per frequenze erogate e tipo di ratti impiegati, ma creando un ambiente simile a quello di un “campo vicino”, cioè simulando l’energia erogata e assorbita con l’uso del telefono cellulare.

L’intensità delle emissioni utilizzate per lo studio italiano è dell’ordine di grandezza di quella delle esposizioni ambientali più comuni in Italia. Infatti il DPCM 8/07/03, fissa i limiti come segue: 1) i limiti di esposizione, in modo differenziato per tre intervalli di frequenza; per esempio per le frequenze dei dispositivi delle telefonia mobile i limiti di esposizione sono pari a 20 V/m per il campo elettrico; 2) il valore di attenzione di 6 V/m per il campo elettrico, da applicare per esposizioni in luoghi in cui la permanenza di persone è superiore a 4 ore giornaliere; 3) l’obiettivo di qualità di 6 V/m per il campo elettrico, da applicare all’aperto in aree e luoghi intensamente frequentati. Questi valori vengono però misurati come media nell’arco di 24 ore, cioè facendo la media fra i rilievi diurni e quelli notturni, portando quindi ad una sottostima delle esposizioni reali durante il giorno, quando il traffico telefonico è più elevato.

Nonostante le differenze dell’intensità di campo, entrambi gli studi hanno quindi rilevato aumenti statisticamente significativi nello sviluppo dello stesso tipo di tumori maligni molto rari del cuore e del cervello. L’osservazione degli stessi tumori sperimentali non può essere dovuta al caso, a migliaia di chilometri di distanza, in ratti dello stesso ceppo, trattati con radiofrequenze di diverse intensità. Sebbene l’evidenza sia quella di un agente cancerogeno di bassa potenza, il numero di esposti è tale (miliardi di persone) da rappresentare un enorme problema di salute pubblica: molte migliaia, se non milioni, potrebbero essere le persone suscettibili a danni biologici da radiofrequenze. Se noi proiettiamo queste osservazioni sul 5G, ci accorgiamo che la salute verrà davvero senza scampo messa in pericolo.

Sulla base dei risultati sperimentali e di quelli epidemiologici, riteniamo che l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) debba rivedere la classificazione delle radiofrequenze, finora ritenute possibili cancerogeni, per definirle “probabili cancerogeni” e portare ad una progressione controllata e limitata delle emissioni Rfr.

Sulla base dei risultati sperimentali e di quelli epidemiologici, riteniamo che lo Iarc debba rivedere la classificazione delle radiofrequenze © Mario Caruso/Unsplash

 

Il pericolo esiste, va usata cautela con il 5G

L’introduzione senza cautela del 5G, nonostante gli allarmi, sembra non aver insegnato nulla ai governi rispetto alle lezioni del passato: pensiamo al fumo di sigaretta e all’amianto, tanto per citare quelli più conosciuti. Ci sono voluti decenni prima che ci si rendesse conto che i primi allarmi su fumo e amianto erano fondati.

Da parte nostra, possiamo già da subito prendere misure individuali: tutti devono usare l’auricolare con il filo (quello senza fili non protegge dalle onde) o il viva voce; le donne in gravidanza devono usare il telefonino solo per telefonate urgenti, ma sempre brevi; non far usare ai bimbi il cellulare prima dei 12 anni, spegnere il telefono o tenerlo in modalità aereo durante la notte (mai acceso sotto il cuscino o sul comodino), spegnere il router del wifi di notte e quando non è in uso, non tenere il telefono nella tasca dei pantaloni o vicino al petto. Potrei continuare, ma il messaggio più in generale è: limitiamo l’esposizione.

Al governo raccomandiamo di modificare il sistema di monitoraggio attuale, cioè che le misurazioni dell’esposizione nelle abitazioni non vengano più fatte sulla base di una media nelle 24 ore, secondo la norma recente, ma che vengano come un tempo eseguite in maniera puntiforme, senza che nell’intera giornata venga superato mai il limite, anche se per poco, di 6 Volt/metro. Durante la notte infatti non c’è traffico telefonico e questo fa si che la media non corrisponda alle reali esposizioni a cui si è stati sottoposti involontariamente durante la giornata. Per quanto riguarda il 5G i governi dovrebbero prendere tempo in attesa di valutazioni accurate sulla pericolosità di questa tecnologia innovativa. I cittadini hanno bisogno di capire se le istituzioni siano o meno dalla loro parte, cioè dalla parte dei più deboli.

Questo articolo è stato scritto dalla Dott.ssa Fiorella Belpoggi, per LIFEGATE. Lavora nel mondo della ricerca scientifica da circa 40 anni e ora è alla guida del centro di ricerca sul cancro “Cesare Maltoni” che fa capo all’istituto Ramazzini di Bologna.

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