Cos’è il land grabbing e come è stato usato in Madagascar

Il land grabbing è un fenomeno economico impetuoso, esploso nel 2008, che ha dato vita a un flusso di investimenti e di capitali – soprattutto provenienti da paesi sviluppati o emergenti – finalizzato all’accaparramento di terreni agricoli nelle regioni del sud del mondo. L’obiettivo di queste acquisizioni massicce, soprattutto in Africa, Asia e America Latina, è l’acquisizione di terreni per lo sviluppo di monocolture. Gli autori, i mandanti possono essere i governi di altri stati, i consigli di amministrazione di grandi aziende o investitori privati. Per molti si tratta di una minaccia alla sovranità dei paesi in via di sviluppo e alla sopravvivenza delle comunità locali che da secoli vi abitano. Non è un caso, dunque, se il land grabbing è stato definito una nuova forma di colonialismo, secondo alcuni esperti.

La nuova spartizione dell’Africa e il ruolo della Banca Mondiale

Sette anni fa la Banca Mondiale, l’istituto internazionale nato per distribuire aiuti economici agli stati in difficoltà, ha adottato una politica agricola basata sul libero scambio che ha tolto qualsiasi limite all’acquisto di terre appartenenti ai paesi del sud del mondo.

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I biocombustili sono veramente verdi?

I biocombustibili producono una minore quantità di emissioni di gas serra rispetto ai combustibili fossili ma, secondo uno studio dello Smithsonian Tropical Research Institute, i costi ambientali, complessivamente, non sarebbero affatto a favore di queste nuove fonti di energia.

Poiché i combustibili fossili contribuiscono in maniera determinante al riscaldamento globale e non sono ovviamente in quantità infinita, i ricercatori in tutto il mondo sono alla ricerca di alternative praticabili. Tuttavia, i biocombustibili, ricavati da colture agricole, potrebbero portare a un notevole grado di distruzione ambientale, di inquinamento indiretto e, in ultima istanza, a danni per la salute umana, come hanno spiegato Jörn Scharlemann and William Laurance, dello Smithsonian Tropical Research Institute, che ha sede a Panama.

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