Biodiversity offsetting: la compensazione impossibile che distrugge lo stesso la Terra

Si può distruggere impunemente una porzione di foresta in Namibia per sfruttare i giacimenti di uranio presenti nel sottosuolo boschivo? Oppure sventrare alcune montagne della Transilvania per dare vita alla miniera d’oro a cielo aperto più grande d’ Europa? Secondo la teoria del biodiversity offsetting, tutto ciò è non solo ipoteticamente possibile, ma perfettamente ammissibile e assolutamente legittimo, a condizione di “compensare” il danno ambientale ricreando un ecosistema con le stesse caratteristiche e la stessa diversità biologica in un altro punto del globo. Proprio così. Avete letto bene.

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Si possono compensare le proprie emissioni di CO2?

Molte organizzazioni vendono a persone, aziende e istituzioni certificati di compensazione delle loro emissioni di CO2 (www.climatecare.org, www.climateneutralgroup.com). In questo modo è possibile compensare singole attività, per esempio viaggi, riscaldamento, elettricità, oppure tutte le emissioni di un anno. L’organizzazione calcola le emissioni, consegna un certificato e riceve una somma corrispondente che serve a finanziare nuovi impianti funzionanti con energie rinnovabili o più efficienti dal punto di vista energetico. O a piantare alberi. Le organizzazioni più serie escludono quest’ultima soluzione o la praticano in misura minima. Si tratta infatti di una misura temporanea, perchè dopo alcuni decenni gran parte della CO2 fissata dagli alberi torna nell’atmosfera. Inoltre, piantare alberi può rivelarsi inefficace o anche controproducente.

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