E’ bene stimolare artificialmente gli oceani ad assorbire più CO2?

L’azienda californiana Planktos (planktos.com) lancerà un programma di “ecorisanamento oceanico”, seminando 80 tonnellate di polvere di ferro su diecimila chilometri quadrati di oceano Pacifico, a ovest delle Galapagos. “Proprio come fa madre natura” secondo Planktos, la semina di polvere di ferro “stimolerà una grossa produzione di plancton che assorbirà molta anidride carbonica (CO2), nutrirà banchi di pesce in declino, frenerà l’acidità degli oceani. Inoltre produrrà crediti di carbonio” vendibili sui mercati di scambio delle emissioni di CO2 previsti dal protocollo di Kyoto. Definita dal suo sito web “leader mondiale di ecorisanamento”, e da altri “pirata del clima”, Planktos ha suscitato molte reazioni negative. Secondo i critici, gran parte della CO2 eventualmente assorbita tornerebbe nell’atmosfera in pochi mesi e nessuno può valutare quanto ne resterebbe intrappolata nell’oceano.

Bisogna vietare i funghi riscaldanti?

Sui marciapiedi di Berlino sono già cinquemila. A Stoccarda invece sono stati vietati “per motivi estetici”. Sono i funghi riscaldanti, sorta di abatjour termici da marciapiede che permettono a bar e ristoranti di far accomodare i clienti all’aperto anche d’inverno. Basta che un locale ne installi uno e poco dopo gli altri lo imitano. I funghi riscaldanti bruciano propano, emettendo 3,5 chili di anidride carbonica (CO2) l’ora, l’equivalente di un tragitto di 25 chilometri in autostrada percorso con un’automobile di piccola cilindrata. Secondo alcuni calcoli, quelli di Berlino emettono 20mila tonnellate di CO2 l’anno. Proprio quando si cerca di abbattere i consumi di carburanti fossili diminuendo le perdite di calore dagli edifici, è curioso vedere questi funghi che riscaldano l’aria aperta. In diverse città aumentano le pressioni per vietarli. A Berlino un ristoratore pentito li ha smontati, sostituendoli con delle coperte.

Si possono compensare le proprie emissioni di CO2?

Molte organizzazioni vendono a persone, aziende e istituzioni certificati di compensazione delle loro emissioni di CO2 (www.climatecare.org, www.climateneutralgroup.com). In questo modo è possibile compensare singole attività, per esempio viaggi, riscaldamento, elettricità, oppure tutte le emissioni di un anno. L’organizzazione calcola le emissioni, consegna un certificato e riceve una somma corrispondente che serve a finanziare nuovi impianti funzionanti con energie rinnovabili o più efficienti dal punto di vista energetico. O a piantare alberi. Le organizzazioni più serie escludono quest’ultima soluzione o la praticano in misura minima. Si tratta infatti di una misura temporanea, perchè dopo alcuni decenni gran parte della CO2 fissata dagli alberi torna nell’atmosfera. Inoltre, piantare alberi può rivelarsi inefficace o anche controproducente.

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