Quanto è sano il latte non pastorizzato?

Vicino alla riserva naturale di Pevensey Levels, nell’East Sussex inglese, si trova Longleys farm, un’azienda modello di agricoltura sostenibile e un paradiso di flora e fauna selvatiche. Steve Hook la gestisce insieme al padre Phil, e spiega che Longleys è una delle 120 aziende agrozootecniche britanniche che vendono direttamente il loro latte crudo, cioè non pastorizzato. In Gran Bretagna è vietato vendere il latte crudo perché potrebbe contenere degli agenti patogeni ed essere quindi pericoloso per la salute. I produttori come Hook possono vendere il prodotto fresco solo sul posto, direttamente al pubblico, ai consorzi agrari o consegnandolo a domicilio. “Abbiamo cominciato undici mesi fa. All’inizio vendevamo mezzo litro alla settimana”, racconta Steve. “Adesso vendiamo seicento litri alla settimana, e le richieste aumentano. È bastato il passaparola. Portiamo il latte a trecento famiglie di Hailsham”. I clienti sono di due tipi, spiega Steve: gli anziani, che vogliono riprovare il sapore intero e intenso del latte che bevevano da ragazzi, prima che fosse introdotta la pastorizzazione, e i giovani e le famiglie che vogliono consumare alimenti sani e naturali, non trasformati industrialmente. Secondo l’associazione statunitense in favore della vendita del latte crudo, Campaign for real milk, la pastorizzazione distrugge le vitamine e i minerali più importanti del latte, privandolo delle proteine che permettono la loro assimilazione da parte dell’organismo umano. Uno studio dei ricercatori dell’università di Londra, pubblicato dal Journal of allergy, asthma and immunology, ha rilevato che i bambini nutriti con latte non pastorizzato rischiano meno allergie degli altri. Inoltre, se i bambini bevessero due bicchieri di latte crudo alla settimana, i rischi di eczemi e di febbri allergiche diminuirebbero del 40 e del 10 per cento: secondo i ricercatori alcuni batteri contenuti in questo latte, che non sono distrutti dalla pastorizzazione, aiutano a rafforzare il sistema immunitario dei bambini ancora in fase di sviluppo. Tuttavia, l’Agenzia britannica per la sicurezza alimentare (Fsa) e altri enti sanitari impongono di applicare sui contenitori del latte crudo delle etichette simili a quelle dei pacchetti delle sigarette con le avvertenze riguardo ai potenziali rischi per la salute. Gran parte degli esperti ammette che il latte crudo è molto più nutriente, ma molti insistono che i rischi legati al suo consumo superano i benefici. Secondo le norme sanitarie britanniche la pastorizzazione, anche se distrugge qualche vitamina, è un processo che permette di eliminare dei batteri pericolosi (e persino mortali), come quelli della listeria, della salmonella e dell’Escherichia coli: “Anche se questi prodotti sono molto richiesti da una nicchia di consumatori, non sono comunque del tutto innocui”, dichiara un portavoce della Fsa. “Bambini, persone malate o deboli, donne incinte e anziani sono vulnerabili alle intossicazioni alimentari e non dovrebbero consumare latte o panna non pastorizzati”. Il microbiologo in pensione Hugh Pennington, esperto in tossinfezioni alimentari, è d’accordo: “I rischi legati al consumo di latte crudo sono troppo alti”.

[Hug Wilson, The Guardian, Gran Bretagna]

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