Lavatevi le mani!

Che abbiamo detto l’altra volta?”, chiede l’uomo con il microfono. “Lavatevi le mani!”, urlano in coro 200 bambini tra i 5 e gli 11 anni. Sono seduti ai bordi del prato in una piazzetta di Amparatanana, un villaggio della costa orientale del Madagascar. Stanno assistendo a uno spettacolo di burattini che insegna ai bambini a usare i gabinetti, a mantenere l’acqua pulita e, soprattutto, a lavarsi le mani. Quando il burattino Lindo rimprovera il burattino Zozzone per le sue cattive abitudini, i ragazzi urlano insieme a lui. E quando Zozzone torna a casa dalla moglie tenendosi la pancia in preda ai dolori della diarrea, ridono a crepapelle. Questo teatrino è una delle iniziative locali previste dal progetto internazionale Wash, avviato in Madagascar subito dopo lo scoppio di un’epidemia di colera all’inizio del 2000.

Water aid, la più importante organizzazione non governativa mondiale in questo settore, lavora qui in collaborazione con un’associazione locale, i Frères Saint-Gabriel. Yvon, uno dei suoi addetti all’educazione sanitaria, aggiorna regolarmente la sceneggiatura dello spettacolo per rendere più efficace il messaggio. Il suo scopo, spiega, è inventare storie che siano il più vicine possibile alla vita quotidiana dei bambini, in modo che lavarsi le mani diventi un gesto naturale. Sembra facile, fino a quando non si pensa che anche in Europa, dove acqua e sapone ci sono in abbondanza, i medici diffondono migliaia di batteri tra i loro pazienti perché spesso trascurano questa elementare norma igienica. In realtà, educatori come Yvon devono fare miracoli. Le capanne di legno e paglia di questi villaggi sono ammassate in piccoli recinti privi di acqua corrente. Il sapone è un lusso e le latrine sono costruite male, scomode da raggiungere e quasi sempre malsane. Ma i ragazzi afferrano il messaggio “lavatevi le mani” e l’effetto dei burattini che ballano e cantano si diffonde rapidamente nelle scuole. Albertine Rosalie-Clode, che insegna da 37 anni, racconta che già si notano dei progressi tra gli oltre 1.600 ragazzi della scuola, che hanno tra i 6 e i 17 anni. “Il programma è cominciato appena un anno fa e le cose già sono cambiate. Quando arriva il venditore di gelati, i ragazzi gli chiedono con che acqua li ha preparati. In passato, soprattutto durante la stagione delle piogge, a volte la mattina in classe mancavano all’appello una ventina di ragazzi su 44-60 scolari”, racconta Albertine, che vive vicino alle famiglie dei suoi alunni. Anche i bambini della sua famiglia sono vittime di malattie provocate dall’acqua sporca del suo quartiere, esattamente come succede nelle zone più povere. La campagna mani pulite – già di per sé importante – sottolinea l’urgente necessità di accelerare la fornitura di acqua pulita e di servizi igienici adeguati. Gli abitanti più poveri dei villaggi del Madagascar sono ancora costretti a prendere l’acqua dal fiume, e i bagni collegati a una fognatura sono una rarità. I pochi pozzi d’acqua esistenti, alcuni dei quali scavati solo da pochi anni, non sono coperti e rischiano di essere contagiati dai secchi di chi va ad attingere l’acqua. Infine le falde delle abbondanti risorse idriche del paese rischiano di essere contaminate a causa delle latrine costruite male o nel posto sbagliato. Le persone che hanno a disposizione acqua pulita e adeguati servizi igienici nei villaggi del distretto di Analanjirofo sono meno del 9% della popolazione. Questo ha gravi ripercussioni sull’economia locale in termini di ore sottratte all’istruzione e al lavoro. Quindi, una parte importante dell’attività svolta da Water aid nel Madagascar è stata quella di convincere le autorità a ideare una strategia per la diffusione dei servizi igienici su scala nazionale. Nel 2003, le ricerche dell’ONG hanno dimostrato che il paese stava perdendo cinque milioni di giornate di lavoro e tre milioni e mezzo di giorni di scuola all’anno a causa delle malattie provocate dall’uso di acqua sporca e dall’insuficienza dei servizi igienici. Per non parlare dei costi umani. Ogni giorno, nel mondo, cinquemila bambini muoiono di diarrea provocata dall’acqua sporca: è la seconda causa di mortalità dopo la tubercolosi e le malattie respiratorie. “L’igiene sembra un settore destinato all’invisibilità”, spiega Lucky Lowe, rappresentante di Water aid in Madagascar. È facile, osserva, trovare dei politici disposti a parlare del problema dell’acqua e a promettere nuove pompe e copiose forniture idriche, ma pochi avviano un dibattito costruttivo. Le promesse sono utili a livello elettorale. Ma lavorare concretamente per raggiungere quest’obiettivo è un altro paio di maniche. Alle aride statistiche bisogna aggiungere anche i drammatici risvolti umani legati al problema igienico: la fatica di percorrere ogni giorno una lunga distanza per prendere l’acqua (per di più inquinata), o molto semplicemente il disgusto e l’umiliazione che si provano nell’usare ogni giorno un gabinetto in comune dallo scarico difettoso o, per chi non ha altro, un pezzo di terra che funge da latrina a cielo aperto. È difficile pensare che la forza dell’abitudine attenui il disgusto. Quel disgusto era sicuramente dipinto sul volto di Sidonie, una bambina di otto anni che ho incontrato insieme alla madre tra i campi, prima che cominciasse lo spettacolo di burattini. La sua famiglia stava per ricevere una delle nuove latrine previste dal progetto di Water aid. Un sentiero parte da casa sua e conduce fino a un piccolo fiume, con le capanne costruite lungo la sponda e circondate da una vegetazione rigogliosa di banani, palme di cocco e arbusti in fiore dai colori vivaci. Il viottolo è a tratti fangoso, anche se la stagione delle piogge non è ancora cominciata, e sfocia nel corso d’acqua che scorre poco lontano. Proprio qui, inevitabilmente, finisce la latrina a cielo aperto scavata a pochi metri di distanza. Ad attendere la nuova costruzione ci sono tre generazioni di una stessa famiglia: Toto Suzanne, la nonna, sua figlia Marceline e Sidonie. Finalmente stanno per avere un bagno vero, pagando solo il 10 per cento del suo prezzo (circa 45 euro). Possono versare il loro contributo quando e come vogliono, rateizzandolo a piacere; l’unico obbligo è saldare il conto prima dell’avvio dei lavori d’installazione. Questo nucleo familiare è stato scelto a causa del suo stato di estrema necessità e i Frères Saint-Gabriel hanno stabilito un contributo abbastanza basso, che rende accessibili queste strutture igieniche alla maggior parte della popolazione povera. Non è dificile capire perché Marceline abbia voluto destinare parte del magro bilancio familiare a una latrina. “Ora dobbiamo andare lontanissimo. Un posto orribile per i bambini quando fa buio”. E in effetti Sidonie, che fino a poco prima non era stata zitta un attimo, diventa improvvisamente silenziosa. Una giovane donna risale dal fiume trasportando un secchio pieno d’acqua. “Questa serve per lavare mio figlio”, spiega, come a voler rassicurare che quell’acqua scura non è destinata alla cucina. Per quello, spiega, ha accesso al pozzo di un vicino (contaminato anche quello, secondo l’educatrice dei Frères Saint-Gabriel). La donna aveva capito benissimo il messaggio che lo spettacolo dei burattini voleva diffondere, ma cosa poteva fare?

SPENDERE BENE

La tv e le pubblicità trasmettono immagini stereotipate di una povertà disperata, spesso associate ad appelli che chiedono aiuti per far fronte all’emergenza. Ma la vita in questi villaggi è tutt’altro che insopportabile o disperata. Gli uomini e le donne si danno un gran da fare. Molti in famiglia si dedicano alla pesca o all’agricoltura. Il cibo non manca e in dicembre gli alberi sono carichi di noci di cocco, litchi e artocarpi. Il tasso di alfabetizzazione è del 71% e – nonostante l’altrettanto alto tasso di povertà, 70% – quando si è diffusa la notizia di una visita del personale di Water aid, le donne sono arrivate con i loro vestiti migliori. Alcuni piccoli investimenti nelle infrastrutture potrebbero alleviare la povertà. Ma oggi, per la maggior parte della popolazione del Madagascar, le energie che si potrebbero usare per creare ricchezza e istruzione sono sprecate per combattere malattie spesso evitabili, che comportano delle perdite per l’economia del paese 300 volte superiori alla spesa sanitaria nazionale. Secondo Water aid, se il Madagascar vuole raggiungere i traguardi stabiliti dalle Nazioni Unite negli Obiettivi del millennio, deve intensificare la diffusione dei servizi igienici nelle zone rurali: oggi vengono raggiunte 485 nuove famiglie ogni mese, ma dovrebbero essere almeno 12mila. Una soluzione potrebbe essere fornire aiuti internazionali più consistenti e mirati. Ma sarebbe molto più utile un maggior impegno dei politici locali per sostenere, senza timori, una causa che non porta facili consensi. Albertine vuole candidarsi come consigliere comunale l’anno prossimo e vorrebbe che i politici facessero qualcosa di più per migliorare i servizi igienici. “Speravo in un progresso più rapido”, ammette riguardo al programma. “Ci sono molte cose da fare. Per esempio a Fenirive Est, la città più vicina, c’è scarsa disponibilità di acqua. E abbiamo bisogno di più latrine”. Contrariamente al pensiero dominante, è convinta che la diffusione dei bagni pubblici potrebbe favorire un progresso più rapido, mentre il governo e la comunità internazionale finanziano più volentieri l’installazione di servizi nelle case private, perché solo le famiglie, a loro giudizio, li terranno abbastanza puliti da evitare la diffusione di malattie. La preoccupazione di Albertine riguardo al programma locale per raggiungere gli Obiettivi del millennio rispecchia esattamente quella di Water aid. Tra gli obiettivi c’era anche la riduzione del 50% del numero di famiglie che vivono senz’acqua e servizi igienici entro il 2015. Ma questo obiettivo resta il più lontano rispetto a tutti gli altri (che comprendono la riduzione della povertà e il miglioramento dell’istruzione, della sanità e dell’ambiente). E al ritmo attuale verrebbe raggiunto solo tra sessant’anni. Eppure la lotta contro l’estrema povertà e la fame dipende molto di più dalla diffusione dei servizi igienici che da altri interventi. Come ha dimostrato un rapporto commissionato da Water aid, pubblicato lo scorso ottobre, ogni dollaro investito in questo campo ne frutta circa nove. La necessità di servizi igienici nel mondo è enorme, ma anche iniziative piccole e provvedimenti mirati possono essere molto incisivi. Nel Madagascar, uno spettacolo di burattini che costa appena 13 dollari può far sorridere 200 bambini. E, forse, salvare le loro vite.
[Barbara Gunnell, New Statesman, GRAN BRETAGNA]

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