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Il Madagascar, è una nazione-isola situata nell'Oceano Indiano, al largo della costa orientale dell'Africa, di fronte al Mozambico. L'isola principale, anch'essa chiamata Madagascar, è la quarta più grande isola del mondo. Ospita il 5% delle specie animali e vegetali del mondo, l'80% delle quali si trovano solo in Madagascar. Fra gli esempi più noti di questa eccezionale biodiversità ci sono la famiglia dei lemuri, tre famiglie endemiche di uccelli, le numerose specie di camaleonti e i tipici baobab. L'aggettivo associato al Madagascar (usato per indicarne la lingua nativa, le etnie e la cittadinanza) è malgascio. Il malgascio è le prima lingua del Madagascar, ma la popolazione parla correntemente anche il francese (a causa del passato coloniale dell'isola).

La storia. La storia del Madagascar è in gran parte una storia di isolamento; le specie animali e vegetali e le culture indigene hanno seguito uno sviluppo indipendente da quello dell'Africa e di altre isole dell'Oceano Indiano. I contatti relativamente sporadici con gli arabi contribuirono a diffondere anche verso l'Occidente l'idea di un'isola straordinaria, misteriosa, con una flora e una fauna tali da alimentare miti di creature fantastiche come quelle di cui narra Marco Polo nel Milione. Quando i primi esploratori europei giunsero sulla "grande isola", trovarono un gran numero di etnie di diversa provenienza, che avevano dato luogo a un amalgama culturale e linguistico unico. La tratta degli schiavi e la colonizzazione non furono sufficienti a distruggere l'incredibile atipicità dell'isola.

Si ritiene che il Madagascar si sia staccato dal supercontinente di Gondwana, e quindi dall'Africa a ovest e dall'India a est, circa 140 milioni di anni fa. Il conseguente isolamento è testimoniato dallo straordinario grado di endemismo delle specie animali e vegetali dell'isola. I primi uomini a giungere sull'isola, fra 2000 e 1500 anni fa, erano probabilmente di origine indonesiana e malese; da questi primi coloni discendono le etnie malgasce dai tratti somatici e culturali più evidentemente asiatico-indonesiani, come i Merina che abitano l'altopiano centrale. Successivamente, dall'Africa partirono flussi migratori di popoli bantu, che diedero origine a etnie come i Sakalava nell'ovest e i Bara nel sud dell'isola. Gli arabi conobbero l'isola prima degli europei, e iniziarono a fondare insediamenti in Madagascar intorno al X o XI secolo, soprattutto con l'intento di commerciare in schiavi. Gli arabi ebbero numerosi contatti con le popolazioni del luogo, e numerosi elementi della cultura malgascia (come le pratiche astrologiche degli ombiasy, o i nomi dei mesi in lingua malgascia) testimoniano di questa antica influenza araba. Etnie malgasce come gli Antemoro e gli Antanosy discendono dai coloni arabi, e praticano ancora oggi la fede islamica. Gli Europei vennero a sapere dell'esistenza del Madagascar da fonti asiatiche o arabe; lo stesso Marco Polo cita quest'isola sconosciuta e misteriosa nel suo Milione. L'isola fu poi avvistata fortuitamente da Diogo Dias, che era stato portato fuori rotta da una tempesta mentre rientrava dalle Indie diretto in Mozambico. Successivamente, Portoghesi, Francesi e Olandesi tentarono di creare insediamenti stabili sull'isola; le malattie e l'ostilità degli indigeni si rivelarono però ostacoli insormontabili. Rimasto fuori dalla sfera di influenza delle grandi potenze europee, il Madagascar del XVI e XVII secolo divenne il rifugio ideale per i pirati che depredavano le flotte mercantili in transito per le Indie. Il colonialismo e la conseguente crescita della richiesta di schiavi da parte delle potenze europee influì pesantemente sugli equilibri interni del Madagascar. Alcuni clan malgasci iniziarono a trafficare in schiavi con l'Europa, ricevendo in cambio oro e armi da fuoco. Questo afflusso di ricchezza portò alla formazione dei primi regni dell'isola; in particolare, i Sakalava dell'ovest diedero vita ai regni di Menabe e di Boina e gli Zana-Malata, etnia di origine mista indonesiano-europea, riuscirono a unificare tutto l'est nel regno dei Betsimisaraka. A questi regni si aggiunse nel XVIII secolo quello dei Merina, unificati nel regno di Andrianampoinimerina, collocando la sua capitale ad Antananarivo. Il suo successore, Radama I, strinse accordi strategici con gli inglesi, ottenendone l'appoggio militare ed economico in cambio di una serie di favori volti a ostacolare la presenza francese nella zona. Nel 1824, Radama estese i propri domini fino alle coste, diventando il primo sovrano del Regno di Madagascar. I diversi re Merina che si susseguirono dopo Radama I ebbero atteggiamenti alternanti fra la chiusura nazionalista e tradizionalista (Ranavalona I) e il filo-europeismo (Radama II), orientato in diverse epoche più verso gli inglesi o più verso i francesi. Nel 1885, nel contesto della spartizione coloniale dell'Africa, gli inglesi rinunciarono a qualsiasi pretesa nei confronti del Madagascar, lasciando il campo libero ai francesi. Nel 1890 la Francia dichiarò il Madagascar un proprio protettorato; un tentativo di resistenza della regina Ranavalona III fu stroncato dalla presa della capitale Antananarivo da parte delle truppe francesi, nel 1895. Durante la Seconda Guerra Mondiale, truppe malagasce combattereno in Francia, Siria e Marocco.Quando la Francia cadde in mano ai tedeschi, il Madagascar passò sotto il controllo del governo di Vichy. Nel 1942 l'isola fu invasa dalla Gran Bretagna che la riconsegnò ai "francesi liberi" di de Gaulle l'anno dopo. Nel 1947, una rivolta indipendentista tenne impegnate per molti mesi le forze francesi. La rivolta fu stroncata brutalmente, si parla di 60.000 - 100.000 morti[1], ma nei primi anni '50 la Francia diede inizio a una serie di riforme che consentirono al Madagascar una transizione verso l'indipendenza. Il 14 ottobre 1958 nacque ufficialmente la Repubblica del Madagascar nel ambito della Communauté Française. Il 26 Giugnio 1960 finalmente il Madagascar divene indipendente, con Philibert Tsiranana come primo presidente. Tsiranana condusse una politica apertamente filo-francese e volta essenzialmente a preservare lo status quo, causando un malcontento diffuso fra la popolazione malgascia. Dopo l'abbandono di Tsiranana e un breve periodo di transizione, il potere passò nelle mani di Didier Ratsiraka, che modificò profondamente lo stato e la politica estera malgascia in direzione di un socialismo filo-sovietico. Il partito di Ratsiraka divenne l'unico partito legalmente riconosciuto nel 1977, e la libertà di stampa fu fortemente ridotta. Il regime di Ratsiraka iniziò a vacillare negli anni '80, sotto la pressione di una forte crisi economica e del crescente isolamento internazionale del paese. Ratsiraka modificò gradualmente la propria politica, fino a indire le prime elezioni multi-partitiche nel 1993. Ratsiraka e il suo principale rivale, Albert Zafy, si alternarono alla guida del paese fino al 2001. Le elezioni del 2001, che vedevano contrapposti ancora Ratsiraka e Marc Ravalomanana, si conclusero con reciproche accuse di brogli e scontri anche armati nel paese. Ne uscì vittorioso Ravalomanana, e Ratsiraka fu costretto all'esilio.

Geografia. L'isola del Madagascar è la quarta isola più grande del mondo. Si trova al largo della costa orientale Africana, nell'Oceano Indiano, a 400km dalle coste del Mozambico (il braccio di terra compreso fra la costa continentale e l'isola si chiama Canale di Mozambico). È un'isola tropicale (attraversata dal Tropico del Capricorno) ma, data la notevole estensione, paesaggio e clima sono molto vari. Il tratto più distintivo dell'isola nel suo insieme è il colore rosso intenso del terreno, ricco di ferro. Proprio a causa della netta prevalenza di terreni ferrosi, il Madagascar viene anche chiamato l'Isola Rossa (o il Continente Rosso). Il cuore del paese è l'altopiano centrale, le hautes terres, che comprende le regioni di Fianarantsoa e Antananarivo e presenta colline e montagne che proteggono valli fertili e fondamentali per l'agricoltura; numerosissime sono, in particolare, le risaie. Nel nord (regioni di Antsiranana, Sava, Mahajanga) predominano le colline coperte di foresta, e la terra è sempre umida. La costa orientale (dal nord: Fenoarivo Est, Toamasina, Mananjary, Farafangana) è ricca di vegetazione e di risorse naturali; vi si praticano la pesca, la caccia e l'agricoltura, e gran parte del territorio è coperto da foresta naturale come nel nord. Tra l'altopiano centrale e la costa orientale si trovano le regioni di Bezanozano, Alaotra e Ambatondrazaka, anch'esse ricche di risaie; scendendo verso sud alle regioni di Zafimaniry e Tanala il paesaggio predominante torna a essere la foresta, che rappresenta la principale fonte di sostentamento delle popolazioni locali. Nelle regioni del sud-est (Vangaindrano e Taolagnaro) la terra è anche fertile ma l'acqua non sempre è sufficiente. Nel sud (Ambovombe, Androy, Ampanihy) la pianura è fertile ma secca, e si trovano aree coperte da savana e da steppa ricca di fichi d'India, detti raketa in malgascio; la popolazione coltiva il mais e la manioca. Il sudovest (Anakao, Betioky, Andranovory, Toliara, Manombo e Morombe) è anch'esso arido, e stepposo. La costa occidentale (da sud verso nord: Morondava o Menabe, Belo, Tsiribihina, Miandrivazo, Ankavandra, Antsalova e Maintirano, fino all'est di Mahajanga) è una vasta pianura adatta coltivata. Fra il centro e la costa ovest (Tsiroanomandidy, Manja, Ankazoabo, Sakaraha, Horombe) si alternano rilievi montuosi e pianure fertili, per lo meno a nord; man mano che si procede verso sud (Isalo, Ilakaka, Benenitra, Belamoty, Bezaha) si incontrano nuovamente savana e zone meno coltivate, pur con delle eccezioni (per esempio, la valle dell'Onilahy è il cuore della produzione di riso del sud del Madagascar, con 2 o 3 raccolti l'anno). Tutta la parte occidentale dell'isola, da Mahajanga ad Ambovombe ha il clima adatto all'allevamento di bovini e ovini; numerosissimi sono soprattutto gli zebù.

Amministrazione. La suddivisione amministrativa del Madagascar utilizza una gerarchia di entità amministrative costituita da province autonome (dette faritany in malgascio) suddivise in regioni (faritra). Sotto il livello di regione vengono ulteriormente distinti i distretti (departemanta, spesso noti anche con il nome precedente fivondronana, singolare fivondrona), i comuni (firaisana o kaominina) e le frazioni o villaggi (fokontany).

Economia. Le principale risorse economiche del Madagascar sono il turismo, l'esportazione tessile, la produzione agricola e l'estrazione mineraria. Il turismo è soprattutto orientato al mercato dell'ecoturismo, e sfrutta la presenza di habitat quasi incontaminati e la staordinaria biodiversità dell'isola (l'attrazione principale per i turisti, in questo senso, sono le numerosissime specie di lemuri e le spiaggie coralline del nord, intorno a Nosy Be). L'esportazione tessile e di abbigliamento è rivolta soprattutto agli Stati Uniti e ai mercati europei, e avviene rispettivamente nel contesto degli accordi African Growth and Opportunity Act e Everything But Arms. L'esportazione agricola è centrata su prodotti di volume ridotto e alto valore, come la vaniglia (il Madagascar è il primo produttore al mondo, con circa metà della produzione mondiale), litchi e olii essenziali. L'estrazione mineraria è soprattutto svolta da società straniere; si estraggono soprattutto ilmenite e nickel. Nel 2000, il Madagascar ha intrapreso la preparazione di una strategia di riduzione della povertà secondo quanto previsto dagli standard dell'iniziativa HIPC. Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale hanno approvato nel 2004 il lavoro svolto dal governo del paese, approvando la qualificazione del Madagascar.

Politica. Forma di governo. La costituzione vigente (quella del 1998) prevede come istituzioni principali del paese il Presidente, il Parlamento (detto "Assemblea Nazionale"), il Senato, il Primo Ministro col suo gabinetto, e un potere giuridico indipendente. Il presidente viene eletto per suffragio universale e rimane in carica 5 anni; può essere riconfermato due volte. L'Assemblea Nazionale comprende 160 rappresentanti eletti con voto diretto ogni 5 anni. Il Senato comprende 90 senatori, due terzi dei quali eletti da legislatori locali e un terzo scelti dal presidente, tutti in carica per 6 anni. Il Primo Ministro e un consiglio di altri ministri si occupano della gestione del governo e dell'applicazione della legge; il Primo Ministro è scelto dal Presidente. Il Presidente può sciogliere l'Assemblea Nazionale; da parte sua, l'Assemblea può votare una mozione di censura e rimuovere dall'incarico i ministri. La Corte Costituzionale ha lo scopo di giudicare della costituzionalità delle nuove leggi.

Politica estera.Il Madagascar, che ha storicamente una posizione marginale rispetto alla vita politica africana, è tornato nel luglio del 2003 (dopo la crisi politica del 2002) a essere parte attiva dell'Unione Africana. Dal 1978 al 1991, sotto il governo di Ratsiraka, il Madagascar ha allacciato legami politici soprattutto con paesi socialisti e non-allineati come Corea del Nord, Cuba, Libia e Iran. Il successivo presidente Zafy ha cercato di ampliare la rosa dei contatti internazionali del paese. Dal 1997 il Madagascar ha iniziato ad aprirsi ai mercati mondiali. I suoi rapporti commerciali sono comunque più orientati verso l'Oceano Indiano (Mauritius, Comore, Réunion) e l'Europa (soprattutto Francia, Germania, Svizzera) che verso l'Africa. Ci sono rapporti importanti anche fra Madagascar e Regno Unito, Russia, Giappone, India e Cina. Ravalomanana ha coltivato anche le relazioni con gli Stati Uniti, grazie alle quali il Madagascar fu una delle prime nazioni a beneficiare dell'iniziativa Millennium Challenge Account. Più in generale, Ravalomanana ha teso coscientemente a rafforzare i rapporti con i paesi anglofoni per controbilanciare il rapporto di sudditanza politica e culturale del Madagascar nei confronti della Francia.

Demografia e cultura. In Madagascar si distinguono diciotto gruppi etnici principali, prevalentemente di origine mista asiatica e africana, con elementi arabi ed europei. Solo una minoranza, collocata principalmente sugli altopiani, ha tratti somatici e culturali spiccatamente asiatici. Ricerche recenti suggeriscono che l'isola sia stata inizialmente colonizzata da popolazioni di provenienza malese, giunti fra 2000 e 1500 anni fa. Studi sul DNA delle popolazioni malgasce mostrano origini per metà circa malesi e per metà africane, con alcune influenze arabe, indiane ed europee soprattutto sulle coste. La lingua malgascia presenta un vocabolario sovrapponibile al 90% a quello Maanyan parlato nella regione del fiume Barito nel Borneo meridionale. Successive migrazioni dal Pacifico e dall'Africa hanno consolidato questa mescolanza iniziale di razze. I tratti orientali sono presenti soprattutto negli altopiani centrali, e corrispondono alle popolazioni Merina (3 milioni) e Betsileo (2 milioni); la gente della costa (detta côtiers) sono di origine più chiaramente africana. I più grandi gruppi tribali costieri sono quello i Betsimisaraka (1,5 milioni), Tsimihety e Sakalava (entrambi composti da circa 700.000 persone).

Lingua. La lingua malgascia è di origine malayo-polinesiana ed è parlata in tutta l'isola. Gran parte della popolazione conosce anche il francese. L'inglese si sta diffondendo e nel 2003 il governo ha iniziato un programma per l'insegnamento di questa lingua nelle scuole. Molti volontari europei si sono prestati ad aiutare questo sforzo insegnando l'inglese ai maestri malgasci. La prima costituzione del Madagascar (1960), equiparava malgascio e francese come lingue ufficiali della Repubblica. La costituzione attuale non fa menzione del concetto di lingua ufficiale, ma precisa che il malgascio è la lingua nazionale. In occasione di una protesta formale di un cittadino che aveva ritenuto incostituzionale la pubblicazione di documenti ufficiali in solo francese, la Corte Costituzionale ha respinto la protesta, deliberando che in assenza di una indicazione precisa a livello legislativo, il francese poteva essere considerato ancora accettabile come lingua ufficiale.

Religione. Circa metà della popolazione malgascia è dedita a culti tradizionali locali, che tendono a essere centrati attorno all'idea del legame con i defunti. Soprattutto i Merina degli altopiani seguono rigorosamente i loro riti tradizionali. Ritengono che gli antenati defunti divengano divinità e seguano con attenzione le vicende dei loro discendenti ancora in vita. Sia i Merina che i Betsileo hanno una pratica di "risepoltura" detta famadihana, in cui i resti dei defunti vengono tolti dalle tombe, avvolti in nuovi sudari, e poi riposti nei loro sepolcri dopo un certo periodo di festeggiamenti cerimoniali. Il 45% dei malgasci sono invece cristiani, suddivisi circa in parti uguali fra cattolici e protestanti. In molti casi, il cristianesimo malgascio mantiene alcuni tratti derivanti dalle credenze tradizionali, come quelli relativi al culto dei morti. Non raramente un ministro di culto cristiano viene invitato a presidere una famadihana. La Chiesa Cattolica, che basa la propria attività missionaria sul concetto dell'inculturazione, non respinge queste pratiche; i pastori protestanti sono in generale più inclini a condannarle come superstizione o addirittura adorazione dei demoni. Sulle regioni costiere, specialmente nelle province di Mahajanga e Antsiranana è presente una minoranza di musulmani, appartenenti a etnie indo-pakistane o originarie delle Comore. Le chiese cristiane in Madagascar sono spesso influenti sulla vita politica del paese. Il Consiglio delle Chiese Malgasce (FFKM) riunisce le quattro dottrine più radicate nel paese (cattolicesimo romano, protestantesimo riformato, luteranesimo e anglicanesimo).

Istruzione. L'istruzione in Madagascar è regolata secondo le linee impostate dalla riforma scolastica del 1978, voluta dal governo socialista di Ratsiraka con lo scopo di democratizzare, nazionalizzare e decentrare il sistema scolastico. Le scuole sono organizzate in quattro fasi: educazione di base (6 anni), formazione secondaria di base (4 anni), formazione secondaria specializzata (3 anni) e formazione universitaria (impartita dall'Università del Madagascar, fondata nel 1961 con sede nella capitale, o da altri istituti superiori equiparati). Nonostante gli sforzi messi in atto dai governi succedutisi alla guida del paese negli anni, il livello di analfabetismo in Madagascar è ancora piuttosto elevato (intorno al 60% della popolazione).

[L'acqua - Sfida del secolo] logo piccolo
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Non esagerano quelli che definiscono la scarsità d'acqua la sfida del secolo. Un recente dibattito in Australia sulla proposta di riciclare le acque reflue in acqua potabile, il lento prosciugamento di enormi bacini idrografici, come il Lago Ciad in Africa o il lago Aral in Asia, i milioni di persone che lottano ogni giorno per coltivare la terra in regioni colpite dalla siccità in Asia, Africa ed America latina, sono tutti segnali della necessità irrimandabile di preservare e fare un uso più produttivo delle risorse idriche del pianeta. Il tema della Giornata Mondiale dell'Acqua di quest'anno (22 marzo) "Fronteggiare la scarsità d'acqua" è più di un semplice invito a focalizzare l'attenzione su questa questione. Vuole essere una chiara e categorica chiamata all'azione.

Chi consuma più acqua?

L'agricoltura è la più grande consumatrice d'acqua, ed in quanto tale la FAO ritiene sarà la prima a dover trovare delle soluzioni ad una domanda globale in continuo aumento.

L'agricoltura consuma circa il 70 per cento dell'acqua che viene utilizzata al mondo, perché senza acqua non c'e agricoltura. E questa percentuale sale sino al 95 per cento in molti paesi in via di sviluppo, dove si trovano circa tre quarti di tutte le terre agricole irrigue.

Per migliorare la situazione alimentare, e migliorare dunque le condizioni di vita di milioni di persone al mondo, gli agricoltori dovranno allora trovare il modo di produrre più cibo con proporzionale riduzione di acqua. In media, secondo la FAO, occorrono da 1.000 a 2.000 litri d'acqua per produrre un chilo di grano, e da 13.000 a 15.000 litri per produrre la stessa quantità di carne da bovini alimentati con cereali.

Di contro la quantità di acqua potabile di cui ha bisogno quotidianamente un essere umano si aggira appena tra i due e i cinque litri, mentre invece ogni giorno "mangiamo" una media di 2.000 litri di acqua a persona. Ne consegue che l'effettivo consumo giornaliero d'acqua a persona è 1.000 volte superiore alla quantità stimata dell'acqua che beviamo.

Il pianate ha sete perché ha fame

Senz'acqua non possiamo produrre; ma molto più semplicemente senz'acqua non possiamo mangiare. Il pianeta ha sete perché ha fame.

L'aumento demografico a livello mondiale contribuisce ovviamente all'aumento della domanda d'acqua. Si prevede che per il 2030 la popolazione mondiale passerà dagli attuali 6.5 miliardi a 8.1 miliardi. Per riuscire a stare al passo con l'accresciuta domanda di cibo, ed anche tenendo conto di un aumento nella produttività delle risorse idriche, si stima che per il 2030 dovrà destinarsi all'agricoltura un 14 per cento in più d'acqua per riuscire ad ottenere quell'incremento del 55 per cento necessario per compensare l'aumento della popolazione.

L'accesso all'acqua può essere un problema anche dove le risorse sono abbondanti, ma certamente la penuria d'acqua è più acuta nelle zone aride del pianeta, dove vivono oltre 2 miliardi di persone, nonché la metà di tutti i poveri del mondo. Vi è grave scarsità d'acqua in Medio Oriente e Nord Africa, ma anche in Messico, Pakistan, Sudafrica e larga parte della Cina e dell'India.

Si è ormai concordi nel ritenere che occorrono politiche ed interventi coordinati se vogliamo fare un uso più efficace delle risorse idriche in agricoltura, nei centri urbani e nell'industria.

Per quanto riguarda il settore agricolo, la FAO è a favore di progetti di irrigazione su piccola scala a livello di villaggio, che impiegano tecnologie relativamente semplici ed a basso costo che possono essere utilizzate dai piccoli contadini. Ma occorre anche guardare alle prospettive di lungo periodo, migliorando e potenziando la gestione delle strutture e lavorando a livello internazionale per proteggere e sviluppare i bacini idrografici.

Paesi molto diversi tra loro come Sudafrica, Turchia e Messico si sono orientati verso questo tipo di programmi d'irrigazione su piccola scala o su sistemi comunitari per la raccolta delle acque piovane e la protezione dei bacini idrografici. La FAO ha sostenuto programmi interregionali per la gestione di bacini fluviali condivisi come il coordinamento delle attività di tutti i paesi che condividono il Nilo, oggi compromesso da siccità ed attività umana.

Migliorare le pratiche agricole

Il miglioramento delle pratiche agricole ed una maggiore produttività dell'acqua, aiuteranno enormemente a proteggere le nostre risorse e riuscire a soddisfare il fabbisogno globale. A livello mondiale sono oltre 1 miliardo e 100 milioni le persone che non hanno accesso sufficiente all'acqua potabile e 2.6 miliardi non dispongono di servizi igienici adeguati. E non è un caso che ogni giorno 3.800 bambini muoiono per malattie associate alla mancanza di acqua potabile e di servizi igienici degni di questo nome.

L'accesso all'acqua resta, d'altra parte, strettamente connesso con il raggiungimento della maggior parte degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, tra questi dimezzare il numero di coloro che soffrono la fame e vivono in condizione di povertà estrema entro l'anno 2015, fermare la diffusione dell'HIV/AIDS, assicurare l'istruzione elementare a tutti i bambini del mondo e garantire la sostenibilità ambientale.

Ma non tutti i paesi hanno accesso diretto all'acqua di cui hanno bisogno per produrre il cibo necessario alla popolazione. Il mercato internazionale delle derrate rappresenta un importante veicolo per esportare "acqua virtuale" dai paesi esportatori di prodotti alimentari, con abbondanti risorse idriche, ai paesi importatori di alimenti con scarsezza d'acqua. In realtà ogni importazione di cibo equivale ad importare acqua in forma per così dire "condensata".

L'acqua virtuale

Uno studio della FAO stima, per esempio, che per coltivare il cibo che viene importato nel Medio Oriente sarebbero necessari 86.5 km3 di acqua - l'equivalente del flusso annuale del Nilo nella regione. Il commercio di acqua virtuale non solo è potenzialmente benefico per il paese importatore ma anche per la gestione globale dell'acqua per due motivi. Innanzitutto perché i cereali, che sono una delle principali esportazioni, possono essere prodotti con minor impiego d'acqua in paesi che hanno un'alta produttività delle risorse idriche.

In secondo luogo, poiché buona parte dei cereali importati è prodotta in zone non irrigate a clima temperato, per la loro coltivazione si "consuma" solo l'umidità del terreno, e non l'acqua di superficie o le falde sotterranee che potrebbero destinarsi ad altri usi.

Come comunità globale, nell'affrontare la scarsità d'acqua, abbiamo la capacità di andare oltre le misure congiunturali e la logica del giorno per giorno e riuscire a sviluppare una gestione complessiva, efficace e di prospettiva, per le risorse idriche del pianeta. Trasformare questa capacità in risultati concreti richiede però volontà politica, risorse finanziarie e cooperazione internazionale.

[La Repubblica, 21 marzo 2007]